IL SYMPOSIUM INTERNAZIONALE

BUDDUSÒ 1984-2004

 

Il primo Simposio Internazionale di scultura ebbe luogo a St. Margarethen in Austria nel 1959. La brillante idea venne allo scultore austriaco Karl Prantl con l’obiettivo di promuovere l’incontro all’interno della comunità internazionale degli scultori.

A Buddusò, il Simposio Internazionale di Scultura nacque nel 1984 con l’intento di valorizzare le materie prime locali, il granito e il legno, e far conoscere le varie espressioni artistiche dalla scultura contemporanea.

L’idea venne da subito apprezzata e la prima edizione del Simposio Internazionale di Scultura fu realizzata sul legno e fu dedicata a Mastru Mimmiu Solinas”, decano degli intagliatori/falegnami di Buddusò. Sulle ali dell’entusiasmo per l’inaspettato successo, l’anno successivo si organizzò il Simposio Internazionale di Scultura su Granito.

Il granito, pregiato materiale, era stato utilizzato fino ad allora esclusivamente in edilizia; grazie ai simposi fu adoperato per la realizzazione di opere d’arte che avrebbero reso Buddusò, negli anni, un museo a cielo aperto. Con il simposio si valorizzarono le proprietà “plastiche” di questo materiale e il successo ottenuto fece da volano per lo sfruttamento della roccia che portò lustro, benessere e fece crescere culturalmente il paese.

Il simposio era aperto alla partecipazione di scultori provenienti, non solo dall‘Italia, ma anche dalla Francia, dalla Colombia, dagli Stati Uniti, dalla Corea, dall’Australia e dall’Iraq.

Il segreto della manifestazione e del suo successo fu l’idea di far “lavorare” gli artisti lungo le vie principali del paese. Questo favorì un contatto diretto tra scultore e popolazione. La creazione dell’opera d’arte attirava infatti l’attenzione del pubblico, che, incuriosito e partecipe dell’evento, camminava lungo il Percorso dell’Arte” tra blocchi e lastroni di granito, commentando su molteplici aspetti, quali per esempio le caratteristiche dei vari tipi di pietra e le difficoltà che gli artisti avrebbero incontrato durante la lavorazione. Il paese, durante i Simposi, si trasformava in un laboratorio artistico a cielo aperto: benché la polvere la facesse da padrona, le scaglie schizzassero ovunque e i cocci di pietra fossero sparsi lungo le vie del paese, tutti lodavano la manifestazione, nessuno si lamentava. Il lavoro cadenzato dal ritmo dei martelli che picchiavano con le punte di acciaio sulla dura pietra e il sudore degli artisti era diventato uno spaccato quotidiano da ammirare. Adulti e bambini si affollavano intorno agli artisti, che scegliendo lo scultore preferito, lo osservavano durante il lavoro, talvolta ponendo domande sull’opera, talvolta elargendo consigli o semplicemente offrendo un bicchiere di acqua fresca per lenire le fatica e il sudore.

Gli anziani cavatori buddusoini erano sempre presenti e pronti ad intervenire, mettendo al servizio degli artisti la loro pluridecennale esperienza, consigliando interventi o strategie che sarebbero serviti a semplificare il lavoro o semplicemente a risparmiare ore di fatica. Ciò che maggiormente colpì e rimase impresso nella mente degli artisti fu la disponibilità e l’ospitalità riservata loro dai buddusoini.

Alla conclusione della manifestazione venivano assegnate due tipologie di premi: un premio era conferito da una giuria di esperti, l’altro dalla giuria popolare.

L’estemporanea venne riproposta di anno in anno, alternando la scultura su legno a quella su granito, fino al 2004. Nel 2013, dopo quasi dieci anni, venne organizzato un nuovo simposio su granito. Tutte le opere realizzate a fine manifestazione venivano dislocate lungo le vie del paese ed è così che Buddusò è diventato un museo a cielo aperto.